Hellenes. La fase Archidamica. Parte 2 (di 2)

Ateniese: Alex Isabelle
Spartana: Laura Beltrami

Si conclude nel 422 AC, dopo altri 6 anni di guerra, la fase Archidamica delle guerre del Peloponneso. Questa seconda parte della guerra si è aperta con una manovra lungamente preparata: Atene ha deciso di alzare le tasse ai tributari. La reazione non s'è fatta attendere: tempo poche stagioni e Cnido, Eritre, Sesto e Cizico, ovvero tutte le città tributarie che nel corso dei tre anni precedenti non erano state occupate dalla marina ateniese, si sono ribellate in massa, proclamando di buon grado la loro fedeltà alla causa dei ribelli spartani.

I loro soldi son comunque serviti a qualcosa: Atene ci ha rinforzato per bene l'esercito, e poi ha mandato quest'ultimo ad occupare Tebe, che dopo un inverno particolarmente rigido ha visto cadere gran parte delle truppe che la difendevano. Alla primavera successiva dei traditori hanno spalancato le porte delle mura tebane alla milizia ateniese, fatto che non si è tradotto in reali contributi strategici, ma che certamente ha costituito un supporto morale alla causa degli assedianti. Dopo un ultimo assalto, Tebe è caduta.

Gli spartani, trovandosi a corto di idee su come gestire la questione dell'entroterra, si sono dati alla conquista navale delle città fedeli ad Atene. Ecco quindi Rodi cadere dopo una difesa coraggiosa, e subito dopo Epidamnio cadere con una difesa, invece, risibile. Di queste città, l'Ateniese non ha più recuperato il controllo, e non si sa come avrebbe dovuto fare dal momento che tutte le sue truppe erano sparse a tenere buone le città tributarie, e dato che il nucleo ultimo delle sue truppe di terra era concentrato dalle parti dell'Attica. Un gruppo minore di navigatori ateniesi ha tentato di recuperare Nasso, ma una serie di tiri allucinanti da parte della spartana ha completamente demolito questa linea d'attacco. Il tentativo di offrire quindi agli ateniesi una pace, un'opzione che se accettata avrebbe fatto passare gli spartani come eroi agli occhi della storia, opzione peraltro supportata da tante voci di pensatori ellenici che chiedevano la fine di questo spargimento di sangue, è andato in fumo per poco.

In compenso, gli assedianti di Tebe si sono presto spostati su Corinto, sottoponendo anche questa ad un drammatico assedio invernale. Tanti sono stati i morti per fame che in primavera, quando ormai la gente si cannibalizzava a vicenda per tirare a campare, Pericle ha visto crollare il proprio prestigio per le atrocità lasciate compiere all'inverno. Sta di fatto che la guerra è guerra, e alla fine, dopo un altro po' di attesa ed un ultimo assalto frontale, anche Corinto alla fine è caduta.

Nei fatti, è questo che ha messo fine alla guerra agli occhi degli Spartani. Politicamente, la guerra era quasi ad uno stallo, ma militarmente le forze ateniesi, supportate da un leader carismatico e dai tanti quattrini spremuti a suon di tasse dalle città tributarie lungo la costa dell'Asia Minore, avrebbero facilmente preso il controllo di tante città della Grecia Meridionale, se non addirittura di Sparta, entro la fine dell'anno. Gli spartani hanno quindi tentato un ultimo assalto ad Atene al volgere dell'inverno. L'assalto ha lasciato a terra un'infinità di caduti da ambo le parti, ma i vantaggi tattici offerti dalle mura ateniesi sono stati decisivi. Al primo freddo, gli spartani hanno abbandonato lancia e scudo, lasciandosi alle spalle la ribellione, e accettando la sconfitta.

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