Brief Border Wars. La seconda guerra del Libano: caccia al lanciarazzi

Israeliana: Laura Beltrami
Hezbollah: Alex Isabelle

Quella che gli Israeliani chiamano Seconda Guerra del Libano è un conflitto piuttosto breve, complessivamente durato un mesetto: dal 12 luglio al 14 agosto 2006.

L'implicita tragedia di questo ennesimo conflitto arabo-israeliano è che esso è ovviamente solo una frazione dello stato di guerra perpetua che attanaglia il medio oriente dagli anni '40; in conseguenza di ciò, anche se questa guerra si è svolta appena quindici anni fa, è probabile che il lettore non ricordi granchè degli esatti svolgimenti di questo specifico capitolo della storia moderna. Faremo dunque un breve riassunto.

Il conflitto ha visto contrapposti l'esercito israeliano ed Hezbollah, partito militante nato in seguito alla prima guerra del Libano, nel 1982, con cui Israele aveva occupato il Sud del Libano. Hezbollah ricevette aiuti dall'Iran e accrebbe il proprio potere attaccando le forze israeliane ed occasionalmente forze americane e francesi che le supportavano. Nel 2000 Israele lasciò il territorio; Hezbollah vi si insediò quindi definitivamente, divenendo nei fatti uno stato a sè stante, e proseguì le sue attività attaccando le milizie israeliane lungo il confine. La cosa andò avanti fino al 2006, quando un raid particolarmente ben orchestrato, iniziato con il lancio di diversi razzi da una parte all'altra del confine e proseguito con l'attacco a due Humvee, portò alla morte di otto soldati e al rapimento di altri due. Decisi a risolvere il problema definitivamente gli israeliani lanciarono quindi la loro offensiva.

Lo scenario ad inizio partita.

La nostra partita inizia nel momento più caldo di questa offensiva, ovvero il 20 luglio 2006, in cui Israele lanciò un attacco in forze e cominciò a convocare una gran quantità di riservisti, scoprendo che Hezbollah era un avversario decisamente meglio addestrato del previsto.

Nel nostro caso l'offensiva è cominciata nel punto più a est del confine israelo-libanese: diverse truppe meccanizzate hanno sconfinato raggiungendo il villaggio di Markaba, dove si trovava una delle tante unità lanciamissili di Hezbollah. Gli israeliani hanno immeditamente cominciato a sgomberare la regione, fatto che ha suscitato la rabbia dei loro avversari: Hezbollah ha quindi iniziato a sparare razzi all'impazzata oltre il confine, seminando una gran quantità di vittime e danni infratrutturali. La cosa è andata avanti per un paio di giorni, dopo di che, vuoi per i guasti tecnici, vuoi perchè le munizioni cominciavano a scarseggiare, quasi tutte le unità missilistiche hanno cessato le proprie attività.

Le riserve israeliane.

Israele ha pensato, per non allarmare ulteriormente l'opinione pubblica, di fare a meno delle riserve, evitando di convocarle e cercando di fare piazza pulita di Hezbollah solo per mezzo delle forze regolari. Le cinque divisioni meccanizzate, accompagnate dal un'unità di fanteria aviotrasportata, hanno quindi proceduto in direzione sud-ovest, pacificando le cittadine di Chaqra, Srife e Tebnine.

Nel frattempo è emerso il problema principale legato a quest'opzione strategica: senza chiamare i riservisti sarebbe stato estremamente arduo mantenere il controllo di queste regioni, perchè appena le truppe si fossero allontanate altri guerriglieri di Hezbollah nascosti tra la popolazione vi avrebbero immediatamente fatto ritorno. A ciò si aggiungeva un problema: la quantità di vittime seminate dai razzi lanciati verso Israele era tale da richiedere l'occupazione di ancora più terra del previsto, al fine di dare una dimostrazione ineccepibile della propria superiorità militare.

I razzi andati a segno in territorio israeliano.

All'oscuro degli israeliani, nel corso dei giorni successivi si è seminato un certo panico tra le fila di Hezbollah: a dispetto delle limitate forze militari schierate la risposta militare israeliana, che aveva tra l'altro colpito numerosi civili libanesi, era stata sufficientemente decisa da far esitare la leadership shiita. Per diversi giorni quindi le nuove truppe irregolari di Hezbollah non sono scese in campo, e gli israeliani hanno inaspettatamente avuto campo aperto per continuare la loro marcia verso sud: Bint Jbeil e Ain Ebel sono state velocemente liberate, mentre a Rmaych, Ayta ash Shab e Qana le milizie sono riuscite a reggere l'impatto con i soldati israeliani, rallentandone l'impeto e  dando il via ad una lotta all'ultimo sangue per il controllo del territorio e la difesa delle unità lanciarazzi.

Questa resilienza è stata l'inizio della seconda offensiva di Hezbollah, introdotta da un paio di giorni di bombardamento missilistico duro. Tutte le unità lanciarazzi hanno infatti ricevuto rifornimenti, e nuove vittime civili dal lato israeliano del confine si sono aggiunte alla conta delle perdite delle prime giornate di guerra. Questo ha ulteriormente inferocito l'opinione pubblica israeliana, obbligando le forze di difesa a nuovi attacchi che però hanno trovato pane per i loro denti.

L'iniziale successo dell'offensiva israeliana.

Non solo ora i loro soldati erano sparsi su un ampio territorio interamente controllato da Hezbollah, al punto tale che cominciava ad essere difficile capire dove dirigere i bombardamenti aerei; ora in tutti i territori precedentemente liberati e abbandonati dalle truppe israeliane ricomparivano soldati irregolari sciiti, cellule dormienti evidentemente nascoste nelle stesse città che erano state appena sgomberate.

Per quanto la presenza di soldati israeliani nel territorio libanese fosse un problema ancora tutto da risolvere, il fatto che ora non ci fosse praticamente un solo territorio completamente sotto il controllo delle forze di difesa ha del tutto annullato i risultati ottenuti da queste ultime nel corso delle settimane precedenti.

Il 14 agosto, al momento del "cessate il fuoco" imposto dalle nazioni unite, le truppe israeliane hanno dovuto constatare l'assoluta vittoria militare e politica di Hezbollah.

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Lo scenario a fine partita.

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