XCOM. Nemici di un tempo passato

Caposquadra: Marcello Vezzosi
Comandante: Alex Isabelle
Ufficiale coordinatore e Capo scienziato: Carlo Alberto Magnani

Anno 199X: la Terra è in pericolo.

Una confederazione di razze aliene provenienti da Marte si presenta nell'orbita bassa terrestre con un chiaro obiettivo: la totale sottomissione della razza umana.

L'iniziale risposta militare dei vari paesi del mondo risulta immediatamente incapace di far fronte ad una simile emergenza globale. Nulla sembra infatti in grado di arginare l'arrivo dei sempre più numerosi dischi volanti che esplorano il pianeta alla ricerca dei punti più adatti allo sbarco delle truppe d'occupazione. Comprendendo che l'unico modo per affrontare questa offensiva è unire le forze, i governi della Terra istituiscono la XCOM, un'istituzione amministrativamente indipendente, sostenuta da ingenti fondi provenienti da tutti e sei i continenti. Vengono reclutati al suo interno i migliori tra i soldati di tutte le forze armate del pianeta, e, con un titanico sforzo congiunto di ricerca e sviluppo, vengono messi a sua disposizione un buon numero di intercettori, aerei da caccia di nuova concezione capaci di combattere quasi alla pari con le navi provenienti dallo spazio.

Gli agenti della XCOM.

La base della XCOM viene posta in Australia per via della sua prossimità con un cannone Gauss sperimentale che va difeso a tutti i costi, capace di neutralizzare facilmente una limitata quantità di UFO in arrivo dall'orbita terrestre. L'offensiva aliena, fin dall'inizio della partita, non si concentra tuttavia sull'Australia, bensì sul Sud America, dove viene istituita la prima testa di ponte dell'invasione marziana. Gran parte dei dischi volanti verranno fin da subito spediti qui; una quantità minore tenteranno invece di atterrare in Oceania, Europa ed Africa; Asia e Nord America, al contrario, non risulteranno essere di particolare interesse per i marziani.

Mentre le minacce in Oceania, Africa ed Europa vengono prontamente eliminate - nel primo caso dal cannone Gauss di cui sopra, nel secondo e terzo caso dai preziosi intercettori - in Sud America la situazione risulta un po' più complicata. Mentre uno dei dischi volanti nei cieli sudamericani viene abbattuto, l'altro riesce ad avere la meglio sull'intercettore della XCOM, che quindi perde il controllo dei cieli del Brasile. Si semina immediatamente il panico e l'OAS palesa il suo sconforto, minacciando immediatamente di ritirare il proprio sostegno finanziario alla XCOM; qualcosa deve essere fatto.

La battaglia imperversa nei cieli dell'Europa, dell'Africa
e del Sud America.

Per quanto riguarda i combattimenti a terra, la base XCOM viene inizialmente attaccata da un numero di alieni esiguo, eppure difficile da gestire: un muton - un grosso umanoide artificialmente ingegnerizzato per il combattimento - ed una crisalide - un insettoide capace di impiantare embrioni negli esseri umani che uccide. Questa accoppiata viene respinta, ma al costo di un paio di soldati, un prezzo gravoso da pagare. Un piccolo gruppo di soldati viene spedito ad attaccare la base aliena nelle foreste brasiliane, dove l'ufficiale sectoide che la comanda, il tipico alieno grigio, viene eliminato, non prima di avere ucciso un altro dei soldati umani. Onde evitare un'ulteriore perdita, l'altro agente XCOM viene riportato alla base, in attesa di istruzioni future.

Il turno successivo rappresenta forse la fase più critica della guerra: l'FBI si presenta ai laboratori della XCOM ordinando di consegnare i corpi degli alieni uccisi, fatto che riempie di rammarico i ricercatori e di rabbia i leader militari. Questi ultimi, infatti, si erano prodigati per riportare alla base qualcuno degli alieni uccisi. Gli ufficiali se la prendono con i burocrati della XCOM, sostenendo che debba essere fatto di più per alimentare la macchina bellica terrestre, altrimenti qua con i marziani non se ne verrà a capo. A questo punto l'amministrazione aziendale sblocca una discreta quantità di fondi d'emergenza, utilizzandoli immediatamente per reclutare nuovi soldati che possano sostituire quelli deceduti, e per costruire un nuovo intercettore.

Gli alieni intanto conducono un'avanzata aerea non troppo dissimile dalla precedente: una gran quantità di dischi volanti viene spedita negli stessi continenti di prima, e la risposta degli intercettori e del cannone Gauss va esattamente com'era andata prima. Ben quattro alieni si presentano invece alla porta della base australiana, e solo lo sforzo congiunto di ben cinque soldati riuscirà a respingerli. L'unico di loro a morire sarà, ironicamente, l'unico soldato d'elite a disposizione della XCOM, un agente che durante la prima fase della guerra era stato mandato a compiere degli addestramenti specializzati. Anche per la mancanza di reperti alieni da analizzare, intanto, la ricerca tecnologica ristagna.

Una crisalide e un muton attaccano la base australiana.

Il terzo turno è quello in cui la partita prende una piega diversa: i fondi scarseggiano, ed il team di ricerca viene informato che per qualche tempo solo una limitatissima quantità di soldi potranno essere spesi per reclutare nuovi scienziati. Cionondimeno, dai laboratori finalmente arrivano delle nuove armi ipertecnologiche che mettono finalmente i soldati nella condizioni di combattere quasi alla pari con gli alieni. Al contempo esce dagli hangar australiani un Firestorm, un nuovo modello di intercettore che unisce le tecnologie aliene a quelle terrestri. È un mezzo estremamente più efficiente degli intercettori, ma ce n'è soltanto uno. Viene subito impiegato in Sud America, dove uno dei dischi volanti che intanto sono arrivati viene abbattuto. L'altro invece no, resiste all'attacco, salvo poi venire dirottato verso l'orbita terrestre da alcune non meglio precisate tecnologie create dai ricercatori. Anche grazie a ciò la base sudamericana viene finalmente riattaccata e, stavolta, distrutta. Questo rassicura gli investitori del Sud America, che finalmente si rimangiano la loro minaccia di ritirare i propri fondi dalla XCOM.

Comprendendo che gli umani stanno recuperando terreno, i marziani spediscono sulla terra una quantità di UFO sorprendente. L'Europa continua ad essere inviolabile, così come l'Australia, la quale si vede sorvolata da diversi dischi volanti. Ciò distrae le attenzioni della XCOM dal Sud America, dove vengono lasciati a combattere esclusivamente due Intercettori; essi vengono distrutti simultaneamente dai dischi alieni negli attimi finali del duello aereo. Il cielo del Sud America ancora una volta è salvo... Ma a che prezzo.

Dopo un veloce attacco ad una seconda, piccola, base aliena, la XCOM comincia a prepararsi ad un'occupazione di Marte. Armi ancora più potenti fuoriescono dai centri di ricerca grazie alla nuova dotazione economica dell'organizzazione, che per prepararsi allo sforzo finale sblocca tutti i fondi d'emergenza rimanenti e li utilizza per potenziare enormemente la macchina bellica terrestre. Molti di questi soldi vengono spesi in munizioni: un grosso contingente di soldati viene quindi armato di tutto punto e spedito nella principale base di Marte.

Le due unità d'elite che si sono occupate
dell'infiltrazione su Marte.

La battaglia è dura e vede impegnati soldati di ogni grado e livello di esperienza. Le unità della XCOM sono ora dotate di agenti di supporto in grado di svolgere funzioni di paramedici, cruciali per salvare la vita agli uomini in prima linea e di ben due soldati d'elite che risultano cruciali per portare avanti la prima infiltrazione all'interno della base marziana. La fase successiva, che vede coinvolte tutte le truppe pesanti a disposizione dei terrestri, permette di prendere definitivamente il controllo delle infrastrutture centrali della base, sottomettere i leader alieni, e dare il colpo di grazia all'offensiva marziana.

Dopo mesi di lotta all'ultimo sangue nei cieli del Sud America, di ricerca rapidissima sugli armamenti alieni, di perdite dolorosissime fra i migliori soldati della Terra, il messaggio è chiaro: il pianeta è salvo. La guerra è finita.

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