No Motherland Without. I soviet più l'elettricità

Nordcoreana: Laura Beltrami
Occidentale: Alex Isabelle

Agosto 1945

La Seconda Guerra Mondiale finirà a giorni. L'attenzione globale è focalizzata sugli incredibili momenti che accompagnano la difficile transizione verso la pace. Mentre l'Europa viene spartita tra le forze alleate il Giappone, che ancora rifiuta la resa, viene colpito dal bombardamento di Hiroshima. Due giorni dopo l'URSS riapre gli scontri in Manciuria, cercando di occupare quanto più territorio asiatico possibile prima dell'inevitabile termine del conflitto. Il giorno dopo viene colpita Nagasaki. Il Giappone si avvia rapidamente ad una resa, mentre le sue truppe vengono respinte da tutti i territori occupati e da quelli coloniali. Anche se il 15 Agosto l'Imperatore annuncia ufficialmente la resa l'occupazione dei territori nipponici da parte degli Alleati prosegue ancora per un paio di settimane. Tra i territori liberati c'è anche la Corea, a metà della quale le truppe russe e americane si incontrano, circa all'altezza del 38° parallelo.

L'ex colonia giapponese, conquistata nel 1910, vede un rapido fermento di iniziative popolari volte a costruire un governo democratico. Queste iniziative vengono scoraggiate da entrambe le forze occupanti, che similmente a quanto avvenuto in Germania optano per proseguire questa occupazione anche a conflitto finito. Al Sud viene costituito un governo fantoccio al cui vertice vi è Syngman Rhee, già presidente del governo provvisorio della Repubblica di Corea vent'anni prima, che avvia immediatamente una repressione spietata del dissenso e delle derive comuniste. Al Nord invece l'URSS e la Cina sostengono la nascita di vari gruppi politici di sinistra, una coalizione in cui emerge rapidamente il leader Kim Il-sung, esule dalla Corea come Syngman Rhee ed ora riconosciuto come un eroe di guerra. Specularmente a quanto sta avvenendo nel Sud il governo di Kim persegue una serie di politiche repressive nei confronti dell'opposizione nazionalista e cristiana.

Gli eventi si svolgono rapidi. Sia a nord che a sud del confine si ambisce ad un'unità territoriale che non trova supporto da parte della neonata ONU, già paralizzata dal gioco di forza tra USA e URSS. La contrapposizione politica tra i leader della Corea del Sud e del Nord sfocia in tensioni di confine, attacchi politici, ed infine in piccole schermaglie, a cui fa seguito un vero e proprio conflitto.

La Guerra di Corea, il primo scontro armato tra il blocco occidentale e quello orientale, "termina" tre anni più tardi con un esito desolante: il cessate il fuoco lascia il confine sostanzialmente invariato dopo anni di scontri inconcludenti ed un paese, anzi due, rasi al suolo. Seppur non si giunga ad una pace vera e propria è evidente che le due Coree vivranno destini separati per i decenni a venire: lo stallo militare a cui si è arrivati appare insormontabile. A Sud del confine, che diviene ben presto il più militarizzato al mondo, i coreani vivranno un difficile rapporto con i "liberatori" americani e con i loro dittatori fantocci, mentre la Corea del Nord, strizzata tra le forze del blocco occidentale e le interferenze di quello orientale, si chiude a riccio, divenendo lo stato-prigione che conosciamo oggi.

Tra propaganda e scelte economiche estreme
il Nord riesce effettivamente a sbarcare il lunario.

Agosto 1953

Comincia così, dopo questa lunga introduzione, la vicenda del Paradiso dei Lavoratori, che è quella che interessa a noi che stiamo giocando a No Motherland Without.

Ferita dagli inconcludenti esiti della Guerra di Corea la Cina si lascia convincere dagli americani, nella persona di un giovane Henry Kissinger, a disimpegnarsi per un po' dal suo sostegno alla Corea di Kim, il quale constata fin da subito che la chiave per il successo della propria dittatura sarà la costituzione di un paese economicamente indipendente. Spende tutte le risorse dello Stato nella costruzione di un'enorme diga volta a chiudere la foce del fiume Taedong, così da incrementare la superficie coltivabile del paese. Chiude naturalmente anche i confini dello Stato, impedendo ai suoi cittadini di lasciare il paese, ma i coreani non ne vogliono sapere di lasciarsi trattare come animali in gabbia: viene quindi inauguarata la tratta mongola, che consiste nel cercare di raggiungere la libertà passando attraverso il deserto del Gobi. Dei primi disertori, che tenteranno tutti assieme la via del deserto, non se ne salverà nemmeno uno.

Per affrontare la crisi, per prima cosa,
si diminuiscono le razioni.

In Corea non si lasciano intimidire e, per scoraggiare eventuali fuggitivi, varano la legge della punizione delle tre generazioni, vale a dire che per ogni dissidente politico incarcerato verrà arrestato anche un suo parente nella generazione prima e in quella dopo. Questo non fa nulla per incrementare la qualità della vita, che non risente in modo particolarmente positivo dell'indipendenza energetica raggiunta dal paese, che nel 1955 precipita in una carestia terrificante che fa crollare il sostegno popolare al Partito. Il governo di Kim è in bilico.

È il cinema a risollevare il senso di nazionalismo dei nordcoreani: la distribuzione della mastodontica tragedia intitolata Mare di sangue, in cui il revisionismo storico viene elevato ad arte, unifica lo spirito della nazione, rendendone le politiche dittatoriali estremamente più efficienti per diversi anni. Questo non è comunque di nessun aiuto per l'economia: la Repubblica Popolare Democratica di Corea è in perenne crisi, e dichiara un "anno cuscinetto" dopo l'altro nel tentativo di guadagnare tempo extra per raggiungere gli obiettivi previsti nei piani pluriennali. Vengono sviluppate molte infrastrutture, ma la gente ha paura dell'aria che tira e quindi scappa in massa dal paese, seguendo una strada molto più costosa ma più sicura che prevede di arrivare in Cina e da lì scendere verso l'Indocina, per poi presentarsi nelle ambasciate occidentali e farsi spedire in Corea del Sud. Sono in particolare gli studenti a capire che al Nord non c'è futuro e a tentare questa strada. I più ci riescono.

Passano gli anni, e vengono organizzate le Olimpiadi a Seoul. La volontà del Partito sarebbe quella di sabotarle ma l'Unione Sovietica, guidata in questo momento da Brezhnev, interviene, supportando economicamente e politicamente l'organizzazione di un evento congiunto tra le due coree. Mentre la gente applaude queste politiche di pace Kim fa purgare metà del suo direttorio, ponendo ai vertici del Partito persone che siano maggiormente in grado di tenere a bada i disertori. Tanto per rimarcare l'isolazionismo del paese la Corea del Nord mette inoltre fuori legge tutte le trasmissioni radio non gestite direttamente dallo Stato, fatto che comunque aiuta enormemente il diffondersi di idee antigovernative.

Non manca chi si lascia fottere dalla propaganda,
come questo Lim Su-kyung, che dopo essere
fuggito in Corea del Sud trova pure la voglia
di cambiare idea e tornare a casa.

Finite le Olimpiadi finisce anche il supporto economico da parte dell'Unione Sovietica, e il paese va letteralmente in corto circuito. Una dopo l'altra tutte le regioni vanno incontro ad un blackout che si protrae per giorni, settimane, mesi, e che raggiunge persino Pyongyang. Per mettere a tacere le voci che vogliono che il popolo nordcoreano stia morendo assiderato senza corrente elettrica il Partito fa costruire a tempo di record un villaggio fittizio vicino al confine con la Corea del Sud, Kijong-dong, il "villaggio della pace". Esso, costantemente illuminato da generatori, è una vera e propria vetrina che per qualche tempo riesce ad ingannare gli osservatori internazionali, dando a Kim Il-sung il tempo di far ripartire il paese. La crisi energetica però è troppo grave e non c'è verso di risolvere in tempi brevi la gravissima crisi umanitaria che si sta consumando nelle campagne.

Se l'autorità del Partito in questo frangente non crolla definitivamente è per via dell'intuizione del Ministero degli Esteri di, in concomitanza con la dissoluzione dell'Unione Sovietica, sposare la causa del Movimento dei Paesi Non Allineati. L'adesione a questo gruppo politico internazionale viene letto da tutti come un segnale di progresso, ed eleva il prestigio di uno stato che stava ormai per cedere all'anarchia. Altro fatto che viene percepito come un segnale di progresso è la morte di Kim Il-sung.

Anche se il mondo si aspetta che entro poco tempo la Corea del Nord vari un percorso di dissoluzione del proprio progetto politico, essendo venuto meno lo spirito guida del Grande Leader, il potere passa direttamente in mano al figlio del precedente dittatore, Kim Jong-il, che dopo qualche settimana chiarisce di voler cementare il potere dei Kim sulla Corea, avviando una serie di purghe nella precedente generazione di politici. E ad onor del vero le politiche di Kim Jong-il si rivelano curiosamente progressiste: compare addirittura una donna al governo, nel disperato tentativo di contenere la diserzione in massa proprio delle donne, alcune delle quali scappano persino dai campi di prigionia, non si sa come, per poi tentare la fuga verso la Cina.

Bush porta la Corea del Nord alla fame.

La crisi dei disertori va fermata e quindi Kim riesce a prendere accordi di rimpatrio con la Cina. Attraverso di essi si semplificano gli arresti e si chiude completamente la tratta mongola, obbligando i fuggitivi a prendere la strada lunga verso l'Indocina. Questa viene percepita come una nuova crisi umanitaria in divenire; ciò attira le attenzioni di un luminare della politica internazionale, niente popò di meno che George W. Bush, che non potendo restare a guardare con le mani in mano mentre paesi nemici trattano male i loro cittadini decide di tagliare drasticamente i supporti alimentari alla Corea del Nord. La scarsa coordinazione con il resto dell'Occidente e il terribile prezzo in vite umane che ciò comporta conduce clamorosamente l'opinione globale a sostenere la dittatura di Kim. Sembra un autogol per l'Occidente; non è così, in realtà, perchè questo taglio avrà effetti estremamente gravi sulla politica interna della Corea del Nord, fatto che darà ancora più potere ai disertori e ai dissidenti politici.

Kim capisce che il suo paese sta cadendo a pezzi e che quindi serve un sistema di deterrenza per gli stati occidentali che dovessero provare a interferire con la stabilità del suo governo. Comincia quindi a sviluppare a più non posso il programma missilistico del paese, provvedendo al contempo a potenziare per quanto possibile le infrastrutture dello Stato, anche grazie all'aiuto dei russi, che investono nelle fabbriche di Rason, paesino situato al confine tra Corea e Russia, che diviene un punto d'incontro abituale tra i diplomatici coreani e quelli del Cremlino.

La lunga strada dei disertori
verso la Corea del Sud

La notizia che la Corea del Nord stia investendo in missili balistici intercontinentali non viene presa alla leggera. Al Sud, recentemente uscito dal lungo periodo di dittatura, il film Mayumi ricorda alla gente della tragedia che fu l'attentato al volo della Korean Air 858, in cui persero la vita oltre cento persone. Il film ha un'enorme risonanza anche all'estero e contribuisce a minare la stabilità del governo di Kim Jong-il stesso. Si investe dunque enormemente in una campagna di demonizzazione della Corea del Nord che, però, non sortisce particolari risultati. Kim comunque non si fa impensierire e fa incarcerare montagne di dissidenti. Alla fine è proprio lui a spostare definitivamente l'opinione globale a favore dell'Occidente: un lancio missilistico ha successo e spaventa enormemente i paesi nemici; il prestigio della sua dittatura, però, è salvo.

Kim Jong-il muore inaspettatamente lasciando il "regno" al figlio Kim Jong-un, che prosegue le politiche del padre non ritrattando minimamente la volontà di utilizzare i missili balistici intercontinentali come strumento di deterrenza. Ciò paralizza effettivamente gli stati occidentali, che si limitano a supportare una fuga di massa di cittadini nordcoreani.

Ormai tutti i coreani sono corrotti, incarcerati,
latitanti o morti.

La massa di disertori è un fiume in piena che rischia seriamente di diventare un'emorragia, un movimento capace di mandare gambe all'aria un intero paese. Di fronte a ciò è la Thailandia a non voler prendere decisioni che potrebbero portare ad una pericolosa destabilizzazione della regione: nel momento in cui scadono formalmente i termini dell'armistizio della Guerra di Corea il governo thailandese ordina di chiudere il confine ai fuggitivi nordcoreani, smettendo di considerarli profughi e obbligando questi ultimi ad allungare ulteriormente il percorso verso la Corea del Sud. Questo rallenta la fuga dei disertori, e riesce piano piano a bloccarla.

Si giunge così al giorno d'oggi. Il governo di Kim Jong-un è curiosamente solido; gode del prestigio che gli serve per non crollare per colpa di un colpo di stato interno, ed è riuscito a porre un freno all'esodo dei disertori. Le infrastrutture del paese sono state enormemente sviluppate dal padre dell'attuale dittatore, che è effettivamente riuscito a risolvere il problema dell'arretratezza cronica delle campagne. La Corea del Nord, nonostante un'opinione internazionale che non la supporta, e per quanto non appaia a colpo d'occhio particolarmente solida da un punto di vista economico, vede il suo status quo inviolato ed inviolabile. I soviet più l'elettricità fanno il comunismo, insomma, e il Paradiso dei Lavoratori risplende di entrambi. Lunga vita al presidente.

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